Tumore della cervice uterina

Il tumore della cervice uterina o collo dell'utero (detto anche k-portio) è una neoplasia che per il 95%-98% dei casi è correlata al papilloma virus (HPV).

Grazie alla prevenzione (vaccino dell'HPV) ed allo screening (pap test) la frequenza di questo tumore si è notevolmente ridotta.

Con il pap test è possibile indentificare le lesioni preneoplastiche divise modernamente in due classi: lesioni a basso grado (L-SIL) e lesioni ad alto grado (H_SIL). Tuttavia la diagnosi con il pap test è solo citologica e deve essere confermata con un esame di secondo livello cioè con la colposcopia.

Il tumore del collo dell'utero se viene diagnosticato nelle sue fasi iniziali (primo stadio) ha una ottima prognosi e può essere curato con la chirurgia.

In pazienti in età fertile e desiderose di prole la terapia chirurgica può, in casi selezionati, essere anche conservativa, cioè non necessariamente asportare tutto l'utero.

Nelle donne dopo i 40 anni e/o che hanno già avuto gravidanze l'intervento principale è l'isterectomia radicale con la linfoadenectomia pelvica.

Questo intervento, modernamente, viene affrontato con la chirurgia robotica, avvalendosi di questa tecnologia la paziente può beneficiare di tutti i vantaggi della chirurgia mini-invasiva.
Senza il taglio sull'addome i vantaggi sono i seguenti:

  1. Integrità corporea della donna (fattore estetico)
  2. Riduce il dolore post-operatorio (determinato per lo più dalla ferita)
  3. Assenza dei problemi legati alla ferita (infezioni e-o ernie)
  4. Ridotta degenza in ospedale
  5. Riduzione della formazione di aderenze pelviche ed addominali
  6. Riduzione dell'uso di farmaci antidolorifici

L'isterectomia radicale prevede altre che l'asportazione dell'utero anche del tessuto ad esso adiacente per questo definita radicale.

Il tipo di radicalità (tipo A, B o C) è condizionato dallo stadio della malattia e dal suo volume.

Una delle conseguenze dell'isterectomia radicale è la problematica sulla minzione, con riduzione dello stimolo minzionale oppure difficoltà a svuotare la vescica (minzione incompleta).

Grazie ad alcune tecniche chirurgiche di identificazione di nervi che innervano la vescica ed alla visione tridimensione offerta dal robot è possibile identificare e risparmiare i plessi nervosi (nerve sparing) e quindi ridurre al minimo le conseguenze negative sulla minzione.

È ormai dimostrato che l'intervento eseguito con la tecnologia robotica è sovrapponibile alla via chirurgica tradizionale, anche la linfoadenectomia pelvica (asportazione dei linfonodi) è adeguata con la tecnica mini-invasiva.